venerdì 13 luglio 2018
martedì 10 luglio 2018
Consigli a riguardo delle persone che si ritengono colpite dal Maligno
■ “Non ricercare il sensazionale ed evitare sia la stolta credulità che
vede interventi diabolici in ogni anomalia e difficoltà, sia il
razionalismo preconcetto che esclude a priori qualsiasi forma di
intervento del maligno nel mondo;
■ stare in guardia nei confronti di libri, programmi televisivi,
informazioni dei mezzi di comunicazione, che a scopo di lucro sfruttano
il diffuso interesse per fenomeni insoliti o malsani;
■ non ricorrere mai a coloro che praticano la magia o si professano
detentori di poteri occulti o medianici o presumono di aver ricevuto
poteri particolari. Nel dubbio circa la presenza di un influsso
diabolico è necessario rivolgersi prima di tutto al discernimento dei
sacerdoti esorcisti e ai sostegni di grazia offerti dalla Chiesa
soprattutto nei Sacramenti;
■ conoscere il significato autentico del linguaggio usato dalla
Sacra Scrittura e dalla Tradizione e maturare un atteggiamento corretto
riguardo alla presenza e all’azione di Satana nel mondo;
■ ricordarsi che la superstizione, la magia e, a maggior ragione, il
satanismo sono contrari alla dignità e razionalità dell’uomo e alla
Fede in Dio Padre onnipotente e in Gesù Cristo nostro Salvatore”
* CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (CCC), n. 1673; Compendio del CCC, n. 352;
* CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione, 14 settembre 2000.
giugno 08, 2009.
Mons. Raffaello Martinelli, 8 giugno 2009 (ZENIT.org)
giovedì 28 giugno 2018
à méditer...
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sabato 24 marzo 2018
Domenica delle Palme
Benedetto
colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele
Dai «Discorsi» di sant'Andrea di Creta, vescovo
(Disc. 9 sulle Palme; PG 97, 990-994)
Venite, e saliamo insieme sul monte degli Ulivi, e andiamo incontro a Cristo che oggi ritorna da Betània e si avvicina spontaneamente alla venerabile e beata passione, per compiere il mistero della nostra salvezza.
Viene di sua spontanea volontà verso Gerusalemme. È disceso dal
cielo, per farci salire con sé lassù «al di sopra di ogni principato e autorità,
di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare» (Ef
1, 21). Venne non per conquistare la gloria, non nello sfarzo e nella
spettacolarità, «Non contenderà», dice, «né griderà, né si udrà sulle piazze la
sua voce» (Mt 12, 19). Sarà mansueto e umile, ed entrerà con un vestito dimesso
e in condizione di povertà.
Corriamo anche noi insieme a colui che si affretta verso la
passione, e imitiamo coloro che gli andarono incontro. Non però per stendere
davanti a lui lungo il suo cammino rami d'olivo o di palme, tappeti o altre
cose del genere, ma come per stendere in umile prostrazione e in profonda
adorazione dinanzi ai suoi piedi le nostre persone. Accogliamo così il Verbo di
Dio che si avanza e riceviamo in noi stessi quel Dio che nessun luogo può
contenere. Egli, che è la mansuetudine stessa, gode il venire a noi mansueto.
Sale, per così dire, sopra il crepuscolo del nostro orgoglio, o meglio entra
nell'ombra della nostra infinita bassezza, si fa nostro intimo, diventa uno di
noi per sollevarci e ricondurci a sé.
Egli salì «verso oriente sopra i cieli dei cieli» (cfr. Sal 67, 34) cioè al culmine della gloria e del suo trionfo divino, come principio e anticipazione della nostra condizione futura. Tuttavia non abbandona il genere umano perché lo ama, perché vuole sublimare con sé la natura umana, innalzandola dalle bassezze della terra verso la gloria. Stendiamo, dunque, umilmente innanzi a Cristo noi stessi, piuttosto che le tuniche o i rami inanimati e le verdi fronde che rallegrano gli occhi solo per poche ore e sono destinate a perdere, con la linfa, anche il loro verde. Stendiamo noi stessi rivestiti della sua grazia, o meglio, di tutto lui stesso poiché quanti siamo stati battezzati in Cristo, ci siamo rivestiti di Cristo (cfr. Gal 3, 27) e prostriamoci ai suoi piedi come tuniche distese.
Egli salì «verso oriente sopra i cieli dei cieli» (cfr. Sal 67, 34) cioè al culmine della gloria e del suo trionfo divino, come principio e anticipazione della nostra condizione futura. Tuttavia non abbandona il genere umano perché lo ama, perché vuole sublimare con sé la natura umana, innalzandola dalle bassezze della terra verso la gloria. Stendiamo, dunque, umilmente innanzi a Cristo noi stessi, piuttosto che le tuniche o i rami inanimati e le verdi fronde che rallegrano gli occhi solo per poche ore e sono destinate a perdere, con la linfa, anche il loro verde. Stendiamo noi stessi rivestiti della sua grazia, o meglio, di tutto lui stesso poiché quanti siamo stati battezzati in Cristo, ci siamo rivestiti di Cristo (cfr. Gal 3, 27) e prostriamoci ai suoi piedi come tuniche distese.
Per il peccato eravamo prima rossi come scarlatto, poi in virtù
del lavacro battesimale della salvezza, siamo arrivati al candore della lana
per poter offrire al vincitore della morte non più semplici rami di palma, ma
trofei di vittoria. Agitando i rami spirituali dell'anima, anche noi ogni
giorno, assieme ai fanciulli, acclamiamo santamente: «Benedetto colui che viene
nel nome del Signore, il re d'Israele».
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lunedì 8 gennaio 2018
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Carillon di CANAZEI - Trentino (I)
Recension PANORAMA (janvier 2018)
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