lunedì 6 luglio 2026

Tollerenza


 

Le moine désobéissant

 Si le moine boit en désobéissance,
le diable n’a que plus de puissance

 


On raconte beaucoup d’histoires qui mettent en scène des moines rondouillards, gourmands et portés sur la bibine… Mais vous verrez que le religieux, dont il est question ici, sera bien puni pour sa mauvaise conduite.
La Légende dorée rapporte qu'un frère convers alla dans une taverne, sans la permission de son supérieur, et se mit à boire, sans avoir fait le signe de la croix. Le diable entra aussitôt en lui, sous la forme d’un moucheron qu’il avala avec le vin. Le frère devient si pesant, qu’il ne fallut pas moins de dix frères pour le transporter. Saint Dominique le fit conduire à l’église, devant l’autel, pour l’exorciser. Sur ces entrefaites, la cloche du monastère sonna pour les matines. Le diable dit aussitôt : « Je ne puis rester ici plus longtemps, car voilà que les encapuchonnés se lèvent. »
Ce fut ainsi que le malin fut forcé de sortir par la prière de saint Dominique…


in G. Jeanguenin, Histoires de diables, Salvator 2019, p. 59.

Aggressione sacrilega contro la Lavra di Kyiv

 


"La Lavra è molto più di un monastero", afferma lo storico ucraino Dmytro Hordienko: "È uno dei grandi luoghi della spiritualità ucraina, non solo della Chiesa, ma dell'intero popolo. Senza la Kyievo-Pecherska Lavra non si può comprendere la storia dell'Ucraina né quella della sua cultura". Ogni danno arrecato al monastero ferisce una parte essenziale della memoria storica e spirituale di questo popolo.   


 Raid russo sull’edificio religioso di Kiev, patrimonio universale dell’Unesco. Sessanta missili e centinaia di droni si abbattono sulla capitale ucraina. 

Nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2026 la Kyievo-Pecherska Lavra, sito del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, è stata colpita da un attacco russo. A subire danni è stato il tetto della Cattedrale della Dormizione, rapidamente riparato, mentre le antiche icone dell'iconostasi sono state messe in salvo. Dmytro Hordienko osserva che, nello stesso giorno, sono stati danneggiati anche altri musei ucraini e ritiene che gli attacchi mirassero non solo a singoli edifici, ma anche al patrimonio culturale del Paese. Infatti, ogni danno arrecato al monastero ferisce non soltanto un monumento, ma una parte essenziale della memoria storica e spirituale del popolo ucraino. «Sono convinto che riusciremo a preservare questo patrimonio anche per le generazioni future» dichiara lo storico ucraino Dmytro Hordienko.

Fonti :  https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-07/ucraina-kyiv-lavra-kiev-russia-guerra-zelensky-chiesa-vaticano.html

 


 « Gloria all'Ucraina » Слава Україні!

Lo scisma è consumato

 


Decreto di scomunica per i lefebvriani e nota esplicativa

 

Nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, è incorso ipso facto nelle pene previste dal can. 1387 e dal can. 1364 § 1 CIC 2021.

Dichiaro dunque a tutti gli effetti giuridici che sia il suddetto Vescovo Alfonso de Galarreta sia Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier sono incorsi ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica.

Dichiaro inoltre che il Vescovo Bernard Fellay, avendo partecipato direttamente alla celebrazione liturgica come conconsacrante, avendo così aderito pubblicamente all’atto scismatico, è incorso nella scomunica latae sententiae prevista dal can. 1364 § 1 CIC 2021.

Si ammoniscono i chierici e i fedeli laici a non aderire allo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché incorrerebbero ipso facto nella pena della scomunica latae sententiae.

Dal Palazzo del Dicastero, 2 luglio 2026

 

Víctor M. Card. Fernández
Prefetto

John J. Kennedy
Arcivescovo tit. di Ossero
Segretario per la Sezione Disciplinare

Mons. Armando Matteo
Segretario per la Sezione Dottrinale


NOTA ESPLICATIVA

Dai tempi di San Paolo VI fino agli ultimi colloqui, svoltisi recentemente presso questo Dicastero, i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da Mons. Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani. Tale situazione si è ulteriormente aggravata a causa delle recenti consacrazioni episcopali celebrate senza mandato pontificio, contro la volontà del Santo Padre, in aperta violazione del diritto canonico.

Pertanto, questo Dicastero, nel fedele esercizio delle funzioni ad esso affidate, ritiene necessario rilevare che tale atto ha configurato il delitto di scisma, con le conseguenze canoniche per i ministri sacri e per i fedeli laici coinvolti. Infatti, come già dichiarato nel 1988, «tale disobbedienza − che porta con sé un rifiuto pratico del Primato romano − costituisce un atto scismatico» (cf. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Ecclesia Dei, 3).

A tale riguardo, d’ora in poi:

I ministri sacri, appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, sono nello scisma e devono pertanto essere considerati scismatici (cfr. Ecclesia Dei, 5 c; Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Nota esplicativa sulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del Vescovo Marcel Lefebvre, 24.08.1996, 5-6), risultando soggetti alla scomunica prevista dal diritto (can. 1364 § 1 CJC).

Per quanto concerne i fedeli laici, sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X alle condizioni stabilite nella Nota esplicativa dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 1996 (cfr. ibidem, 7), ancora vigente, che questo Dicastero fa propria.

3. Si avverte, infine, il santo Popolo di Dio che i ministri sacri della Fraternità Sacerdotale San Pio X amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi.

La Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione. I Nunzi Apostolici disporranno delle procedure che gli Ordinari potranno utilizzare nei diversi casi.

Si esortano, infine, tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice, con i Vescovi in comunione con lui e con tutta la Chiesa (cfr. Lumen Gentium, 22; can. 751 CIC), e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività promosse dalla suddetta Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Dal Palazzo del Dicastero, 2 luglio 2026

 

Víctor M. Card. Fernández
Prefetto

Mons. Armando Matteo
Segretario per la Sezione Dottrinale

John J. Kennedy
Arcivescovo tit. di Ossero
Segretario per la Sezione Disciplinare

 

Scismi e divisioni nella Chiesa sono opere del demonio

 


Papa Francesco: il diavolo semina zizzania
 
Il Concilio ci ricorda che la Chiesa, a immagine della Trinità, è comunione. Il diavolo, invece, vuole seminare la zizzania della divisione.Non cediamo alle sue lusinghe, non cediamo alla tentazione della polarizzazione. Quante volte, dopo il Concilio, i cristiani si sono dati da fare per scegliere una parte nella Chiesa, senza accorgersi di lacerare il cuore della loro Madre! Quante volte si è preferito essere “tifosi del proprio gruppo” anziché servi di tutti, progressisti e conservatori piuttosto che fratelli e sorelle, “di destra” o “di sinistra” più che di Gesù; ergersi a “custodi della verità” o a “solisti della novità”, anziché riconoscersi figli umili e grati della santa Madre Chiesa. Il Signore non ci vuole così. Tutti, tutti siamo figli di Dio, tutti fratelli nella Chiesa, tutti Chiesa, tutti. Noi siamo le sue pecore, il suo gregge, e lo siamo solo insieme, uniti.  

 

 

 

domenica 17 maggio 2026

Sempre gioiosi nel Signore

Rimaniamo sempre lieti anche se ci troviamo di fronte a un mondo lontano dai valori cristiani; la vera gioia, però, si raggiunge solo nel vivere alla luce di Dio. 

 Mi piacciono molto le parole di madre Tesesa di Calcutta sulla gioia. Con questi questi versi ci insegna la gioia:

Un cuore gioioso è il normale risultato
di un cuore che arde d'amore.
La gioia non è semplicemente una questione di temperamento,
è sempre difficile mantenersi gioiosi:
una ragione di più per dover cercare di attingere
alla gioia e farla crescere nei nostri cuori.
La gioia è preghiera; la gioia è forza; la gioia è amore.
E più dona chi dona con gioia.

Ai bimbi e ai poveri, a tutti coloro che soffrono e sono soli,
donate loro sempre un gaio sorriso;
donate loro non solo le vostre premure, ma anche il vostro cuore.
Può darsi che non si sia in grado di donare molto,
però possiamo sempre donare la gioia
che scaturisce da un cuore colmo d'amore.
Se nel vostro lavoro incontrate difficoltà e le accettate con gioia,
con un largo sorriso, in ciò, al pari di molte altre cose,
vedrete le vostre opere buone.

E il modo migliore per dimostrare la vostra gratitudine
consiste nell'accettare ogni cosa con gioia.
Se sarete colmi di gioia, la gioia risplenderà nei vostri occhi
e nel vostro aspetto, nella vostra conversazione e nel vostro appagamento.
Non sarete in grado di nasconderla poiché la gioia trabocca.
La gioia è assai contagiosa.
Cercate, perciò, di essere sempre
traboccanti di gioia dovunque andiate.
...
La gioia dev'essere uno dei cardini della nostra vita.
È il pegno di una personalità generosa.
A volte è altresì un manto che avvolge
una vita di sacrificio e di donazione di sé.
Una persona che possiede questa dote spesso raggiunge alti vertici.
Splende come un sole in seno a una comunità.
...
Che Dio vi renda in amore tutto l'amore che avete donato
o tutta la gioia e la pace che avete seminato attorno a voi,
da un capo all'altro del mondo.

lunedì 11 maggio 2026

Avis mortuaire

 

 


Mes frères,

Un grand et irréparable malheur vient d’arriver au couvent de Belle-Fontaine et j’ai le pénible devoir de vous en faire part.

C’est la mort de l’Abbé Quille.

Mardi dernier, pendant que l’Abbé Nédiction donnait le salut, l’Abbé Quille est tombé dans les bras du Père Clus pour ne plus se relever. Vous jugez de l’émotion générale. Tous les Révérends Pères s’agitaient et pleuraient ; un seul était joyeux, c’était le Père Fide. On alla chercher le Père Chlorure et le Père Manganate, pensant que leurs efforts pourraient ranimer l’Abbé Quille. Mais le Père Emptoire déclara qu’il n’y avait plus d’espoir.

Au milieu des lamentations, on se prépara donc pour la cérémonie funèbre, pendant que le Père Sonnage, le plus grand de la communauté, sonnait les cloches à toute volée. On se dirigea vers la chapelle, et comme il n’y avait pas de chaire, le Père Roquet monta sur le Père Choir. Il fut suivi de l’Abbé Gueule, qui parla avec véhémence. Puis le Père Cepteur fit la quête.

Pendant que l’Abbé Molle chantait le De Profundis, une grande discussion s’éleva sur le chemin à suivre pour aller au cimetière. Le Père Clus et l’Abbé Cane ne voulaient pas quitter la grand-route, tandis que le Père Illeux voulait monter tout droit vers la montagne, ainsi que le Père Dreau et l’Abbé Casse, affectionnaient les chemins escarpés. Le Père Plexe hésitait, tandis que le Père Nicieux et le Père Vers animaient la discussion, ainsi que l’Abbé Ration. Il fallut que le Père Spicace et le Père Suasif prêchassent l’apaisement, mais seule la ténacité du Père Sistant put rétablir l’ordre. Le Père Turbateur, le Père Sécuteur et le Père ltoine eux-mêmes durent renoncer à semer la discorde, pendant que l’Abbé Attitude était de l’avis de tout le monde ; mais le Père San, avec sa tête de Turc, ne voulait rien entendre.

Enfin on arriva au cimetière. Là, devant la fosse que le Père Forant avait creusée, le Père Pétuel et le Père Manent parlèrent de l’éternité, tandis que tout le monde pleurait, surtout le Père Clus, qui perdait en l’Abbé Quille son seul et unique soutien. À la fin, on glissa la pierre tombale préparée par l’Abbé Tonneuse.

Ce fut un bien triste cortège qui reprit le chemin du couvent, derrière le Père Pendiculaire, courbé en deux par la douleur. Le Père Du fut retrouvé. À l’arrivée au couvent, l’Abbé Quée prépara le repas, pendant que le Père Uquier rasait tout le monde. Le Père Nod et l’Abbé Nédictine servaient à boire. Le repas fut mélancolique. Le Père Sil avait perdu toute sa fraîcheur. L’Abbé Chamel n’avait jamais paru d’une telle blancheur ; quant à l’Abbé Terave, il était de toutes les couleurs.

Je suis convaincu, mes frères, que vous prendrez part à notre douleur, et je vous prie de croire aux sentiments religieux de

l’Abbé Tise