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domenica 12 luglio 2026


 

San Benedetto

 

Alcune regole per la vita cristiana:

 

 - Prima di tutto amare il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze; poi il prossimo come sé stesso.

- Quindi non commettere adulterio,

- non rubare,

- non mentire;

- onorare tutti gli uomini e non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi.

- Soccorrere i poveri,

- vestire gli ignudi,

- visitare gli infermi,

- consolare quelli che sono nell’afflizione.

- non anteporre nulla all’amore di Cristo.

- Non dare sfogo all’ira,

- non serbare rancore,

- non covare inganni nel cuore,

- non abbandonare la carità.

- dire la verità con il cuore e con la bocca,

- non rendere male per male,

- non fare torti a nessuno, ma sopportare pazientemente quelli che vengono fatti a noi;

- non ricambiare le ingiurie e le calunnie, ma piuttosto rispondere con la benevolenza verso i nostri offensori,

- Non essere superbo, né pigro, né maldicente, né mormoratore.

- Riporre in Dio la propria speranza,

- attribuire a Lui e non a sé quanto di buono scopriamo in noi,

- Guardarsi dai discorsi cattivi o sconvenienti.

- Ascoltare volentieri la lettura della parola di Dio e dedicarsi con frequenza alla preghiera.

- Non odiare nessuno, non essere geloso e non coltivare l’invidia.

 - Rispettare gli anziani e amare i giovani.

- Pregare per i nemici nell’amore di Cristo,

- Non disperare mai della misericordia di Dio.

 

Dalla Regola di San Benedetto

Capitolo IV

 

martedì 30 dicembre 2025

mercoledì 15 ottobre 2025

Se non diventerete come i bambini... Si vous ne devenez pas comme les enfants...

 "In verità vi dico: se non cambiate e non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 18, 3).

 "Amen, je vous le dis : si vous ne changez pas pour devenir comme les enfants, vous n’entrerez pas dans le royaume des Cieux" (Mt 18, 3).

 

 




 

 


15 Ottobre: Santa Teresa di Gesù

 

Autore Anonimo anno XVII sec

 

«O Spirito Santo, sei Tu che unisci la mia anima a Dio: muovila con ardenti desideri e accendila con il fuoco del Tuo Amore. Quanto sei buono con me o Signore: sii per sempre lodato e benedetto per il grande amore che effondi su di me! Dio mio e mio Creatore, è mai possibile che vi sia qualcuno che non ti ami? Per tanto tempo non ti ho amato! [O Spirito Santo,] concedi all’anima mia di essere tutta di Dio e di servirlo senza alcun interesse personale, ma solo perché è Padre mio e mi ama. C’è forse qualche altra cosa che io possa desiderare? O Signore [Gesù Cristo], come sono sproporzionati i nostri desideri alle tue meraviglie, le quali sono più grandi di ogni nostra richiesta».

Santa Teresa d’Avila, Pensieri sull’amore di Dio, 5,5-6.

 

Santa Teresa d'Avila, Vergine e Dottore della Chiesa (1515-1582), riformatrice del Carmelo, non senza fatica, ma con umorismo e amore..Anche nel mezzo di aspre battaglie spirituali, Santa Teresa ha mantenuto intatto il buon umore e il sorriso...  

“È celebre la scena in cui si vede Teresa d'Avila accasciata e scoraggiata, alle prese con un incarico accettato per pura obbedienza, mentre fa giungere il suo lamento a Dio, insistendo per ricevere qualche segno della sua protezione. “Ma è così che io tratto i miei amici!” avrebbe risposto il Signore. E la santa avrebbe replicato con vivacità: “Ecco allora perché ne hai così pochi!”[1].



[1] J. GICQUEL, I fioretti di Teresa d’Avila, Città Nuova, Roma 2005, p. 115.

 

 

mercoledì 20 marzo 2024

Domenica delle Palme


 
 
 Simbolismo dell’ulivo
(Sant’Ambrogio)
 
Il santo vescovo di Milano, già sul finire del quarto secolo, alla sua comunità così
spiegava il significato della processione con gli ulivi. Diceva:
 
"Il portare i rami di questi alberi ha un grande significato simbolico.
L’ulivo è simbolo delle opere di misericordia; dal suo frutto infatti si
estrae l’olio, balsamo nel dolore, nella stanchezza (curale ferite e
ritempra le membra affaticate). La misericordia in greco si chiama
éleos: la radice della palma è ruvida e dura, ma i rami sono splendidi.
Così pure, attraverso le asprezze di questa vita, dobbiamo tendere allo
splendore dalla patria celeste... Portiamo dunque in mano i ramoscelli
d'ulivo comportandoci da persone piene di misericordia. Prendiamo
anche le palme, aspettandoci, per la nostra misericordia, non
ricompense terrene, ma la bellezza della patria celeste, dove ci ha
preceduti Cristo nostro Signore”.
 
Sermo 31 de S. Quadragesima 15, 1-2 (PL 17, 689-90)
 
 

 

lunedì 14 agosto 2023

Maria assunta in Cielo


 

Così è morta la Vergine Maria

secondo S. Giovanni Damasceno, dottore della Chiesa

La Madre di Dio non è morta di malattia, perché lei per non avere peccato originale non doveva ricevere la punizione della malattia. Lei non è morta di vecchiaia, perché non doveva invecchiare, visto che a lei non arrivava la punizione del peccato dei primi genitori: invecchiare e finire per debolezza. Lei è morta d'amore. Era tanto il desiderio di andare in paradiso dove si trovava suo figlio, che questo amore l'ha fatta morire.

Circa quattordici anni dopo la morte di Gesù, quando aveva già impiegato tutto il suo tempo per insegnare la religione del Salvatore a piccoli e grandi, quando aveva consolato tante persone tristi e aveva aiutato tanti malati e moribondi, fece sapere agli Apostoli che già si avvicinava la data di partire da questo mondo per l'eternità.

Gli Apostoli la amavano come la più gentile di tutte le madri e si sono affrettati a viaggiare per ricevere dalle loro labbra materne i loro ultimi consigli, e dalle loro sacrosante mani la loro ultima benedizione.

Arrivarono, e con lacrime copiose, e in ginocchio, baciarono quelle mani sante che tante volte li avevano benedetti. Per ognuno di loro ha avuto l'eccelsa signora parole di conforto e di speranza. E poi, come chi si addormenta nel più placido dei sogni, è stata lei chiudendo santamente gli occhi; e la sua anima, mille volte benedetta, è partita per l'eternità.

La notizia è andata in tutta la città, e non c'è stato un cristiano che non venisse a piangere accanto al suo corpo, come per la morte della madre stessa. La sua sepoltura sembrava più una processione di Pasqua che un funerale. Tutti cantavano l'Alleluia con la più ferma speranza che ora avessero una potente protettrice in cielo, per intercedere per ognuno dei discepoli di Gesù.

Nell'aria si sentivano morbidi ma forti aromi, e sembrava ascoltare ognuno, armonie di musiche molto morbide. Ma Tommaso Apostolo, non era riuscito ad arrivare in tempo. Quando è arrivato, erano tornati dal seppellire la Santissima Madre.

Pietro, — disse Tommaso — non puoi negarmi il grande favore di poter andare nella tomba di mia madre gentile e dare un ultimo bacio a quelle mani sante che tante volte mi hanno benedetto. E Pedro ha accettato.

Sono andati tutti verso il Santo Sepolcro, e quando erano già vicini hanno ricominciato a sentire di nuovo morbidi aromi nell'ambiente e armoniose musiche nell'aria.

Hanno aperto il sepolcro e invece di vedere il corpo della Vergine, hanno trovato solo... un sacco di fiori molto belli. Gesù Cristo era venuto, era risorto Sua Madre Santissima e l'aveva portata in paradiso.

Questo è quello che chiamiamo l'Assunzione della Vergine Maria.

mercoledì 29 marzo 2023

Le Palme

                   Giotto, Ingresso di Gesù a Gerusalemme, Cappella degli Scrovegni, Padova

 

Simbolismo dell’ulivo (Sant’Ambrogio)



Il santo vescovo di Milano, già sul finire del quarto secolo, alla sua comunità così spiegava il significato della processione con gli ulivi. Diceva:


"Il portare i rami di questi alberi ha un grande significato simbolico. L’ulivo è simbolo delle opere di misericordia; dal suo frutto infatti si estrae l’olio, balsamo nel dolore, nella stanchezza (cura le ferite e ritempra le membra affaticate). La misericordia in greco si chiama éleos: la radice della palma è ruvida e dura, ma i rami sono splendidi. Così pure, attraverso le asprezze di questa vita, dobbiamo tendere allo splendore dalla patria celeste... Portiamo dunque in mano i ramoscelli d'ulivo comportandoci da persone piene di misericordia. Prendiamo anche le palme, aspettandoci, per la nostra misericordia, non ricompense terrene, ma la bellezza della patria celeste, dove ci ha preceduti Cristo nostro Signore”.


Sermo 31 de S. Quadragesima 15, 1-2 (PL 17, 689-90)





LE SANTE DONNE

 




giovedì 23 febbraio 2023

Il tempo di quaresima può essere visto come tempo di gioia?

 “Questo tempo di Quaresima è un buon momento per recuperare la gioia e la speranza che ci dà il sentirci figli amati dal Padre”. Il Padre in cui crediamo “ci aspetta per toglierci le vesti della stanchezza, dell’apatia, della sfiducia e rivestirci con la dignità che solo un vero padre e una vera madre sanno dare ai loro figli, i vestiti che nascono dalla tenerezza e dall’amore”. Torniamo a leggere il vangelo che “riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù” sapendo che con Lui e in Lui “sempre nasce e rinasce la gioia”.

Papa Francesco, nel 2016 


Beata allegria!

giovedì 2 febbraio 2023

Il culto di san Biagio

 

Il culto di San Biagio
 
Protettore contro le malattie della gola, è assai venerato anche tra le chiese orientali
Poco si conosce della vita di San Biagio, di cui oggi si festeggia la memoria liturgica. Notizie biografiche sul Santo si possono riscontrare nell’agiografia di Camillo Tutini, che raccolse numerose testimonianze tramandate oralmente. Si sa che fu medico e vescovo di Sebaste in Armenia e che il suo martirio è avvenuto durante le persecuzioni dei cristiani, intorno al 316, nel corso dei contrasti tra gli imperatori Costantino (Occidente) e Licino (Oriente).
Catturato dai Romani fu picchiato e scorticato vivo con dei pettini di ferro, quelli che venivano usati per cardare la lana, ed infine decapitato per aver rifiutato di abiurare la propria fede in Cristo. Si tratta di un Santo conosciuto e venerato tanto in Occidente, quanto in Oriente. Il suo culto è molto diffuso sia nella Chiesa Cattolica che in quella Ortodossa.
Nella sua città natale, dove svolse il suo ministero vescovile, si narra che operò numerosi miracoli, tra gli altri si ricorda quello per cui è conosciuto, ossia, la guarigione, avvenuta durante il periodo della sua prigionia, di un ragazzo da una lisca di pesce conficcata nella trachea. Tutt’oggi, infatti, il Santo lo si invoca per i “mali alla gola”.
Inoltre San Biagio fa parte dei quattordici cosiddetti santi ausiliatori, ossia, quei santi invocati per la guarigione di mali particolari. Venerato in moltissime città e località italiane, delle quali, di molte, è anche il santo patrono, viene festeggiato il 3 febbraio in quasi tutta la penisola italica.
È tradizione introdurre, nel mezzo della celebrazione liturgica, una speciale benedizione alle “gole” dei fedeli, impartita dal parroco incrociando due candele (anticamente si usava olio benedetto).
Interessanti sono anche alcune tradizioni popolari tramandatesi nel tempo in occasione dei festeggiamenti del Santo. Chi usa, come a Milano, festeggiare in famiglia mangiando i resti dei panettoni avanzati appositamente a Natale, e chi prepara dei dolci tipici con forme particolari, che ricordano il santo, benedetti dal parroco e distribuiti poi ai fedeli. A Lanzara, una frazione della provincia di Salerno, per esempio, è tradizione mangiare la famosa “polpetta di San Biagio”.
Nella città di Salemi, invece, si narra che nel 1542 il Santo salvò la popolazione da una grave carestia, causata da un’invasione di cavallette che distrusse i raccolti nelle campagne, intercedendo ed esaudendo le preghiere del popolo che invocava il suo aiuto (san Biagio, infatti, oltre che essere protettore dei “mali della gola” è anche protettore delle messi); da quel giorno a Salemi, ogni anno il 3 di febbraio, si festeggia il Santo preparando i cosiddetti “cavadduzzi”, letteralmente “cavallette”, per ricordare il miracolo, e i “caddureddi” (la cui forma rappresenta la “gola”), che sono dei piccoli pani preparati con acqua e farina, benedetti dal parroco e distribuiti poi ai fedeli. Dal 2008 inoltre, sempre a Salemi, viene organizzata, con la collaborazione di tutte le scuole e associazioni della città, una spettacolare rappresentazione del “miracolo delle cavallette” che si conclude con l’arrivo alla chiesa del Santo per deporre i doni e farsi benedire le “gole”.
A Cannara, invece, un comune della provincia di Perugia, i festeggiamenti del Santo sono occasione per sfidarsi in antichi giochi di abilità popolani come, ad esempio, il simpatico gioco, attestato già nel XVI secolo, del “Ruzzolone”, ossia, far rotolare più a lungo possibile delle forme di formaggio per le vie del centro storico, o la famosa corsa dei sacchi e molti altri giochi ancora, per concludersi con la solenne processione con la statua del Santo accompagnati dalla banda musicale del posto.
A Fiuggi, invece, la sera prima, si bruciano nella piazza del paese davanti al municipio le “stuzze”, delle grandi cataste di legna a forma piramidale, in ricordo del miracolo avvenuto nel 1298 che vide San Biagio far apparire delle finte fiamme nella città, tanto da indurre le truppe nemiche, che attendevano fuori le mura pronte ad attaccare, a ripiegare pensando d’esser state precedute dagli alleati.
Le reliquie di San Biagio sono custodite nella Basilica di Maratea, città di cui è santo protettore: vi arrivarono nel 723 all’interno di un’urna marmorea con un carico che da Sebaste doveva giungere a Roma, viaggio poi interrotto a Maratea, unica città della Basilicata che si affaccia sul Mar Tirreno, a causa di una bufera.
Si racconta che le pareti della Basilica, e più avanti anche la statua a lui eretta nel 1963 in cima alla Basilica, stillarono una specie di liquido giallastro che i fedeli raccolsero e usarono per curare i malati. Papa Pio IV nel 1563, allora vescovo, riconobbe tale liquido come “manna celeste”.
Non a caso a Maratea il Santo assume una valenza particolare e è festeggiato per ben 2 volte l’anno; il 3 febbraio, come di consueto, e il giorno dell’anniversario della traslazione delle reliquie, dove i festeggiamenti durano 8 giorni, dal primo sabato di maggio fino alla seconda domenica del mese.
 

 

 

 

BENEDIZIONE


Biagio, vissuto nel IV secolo, era vescovo di Sebaste in Armenia, e molto probabilmente medico prima della sua consacrazione episcopale.
Secondo la leggenda, durante la persecuzione di Licinio in Oriente nel 314, Biagio fu costretto a rifugiarsi in una grotta sul monte Argeo. Mentre stava scendendo a Sebaste, una donna si fece largo tra la folla dei curiosi e depose ai piedi del santo vescovo il figlioletto che stava morendo soffocato da una lisca di pesce conficcata nella gola. Appena Biagio abbia imposto le mani sul fanciullo, questi rigurgitò la lisca e fu salvo. È da questo episodio che nasce la devota consuetudine si pregare san Biagio per essere preservati dalle affezioni della gola.

    -    Il Signore sia con voi.
    -    E con il tuo spirito.

Preghiamo.
 
Dio onnipotente e ricco di bontà, tu compi meraviglie in tutte le creature. Per confessare la fede in te, il vescovo Biagio, non temendo un gran numero di tormenti, ha conquistato la palma del martirio. Per la tua potenza, a lui hai affidato la cura di qualunque malattia della gola. Supplichiamo dunque la tua maestà di non guardare al nostro peccato, ma - per intercessione di San Biagio - ti supplichiamo di bene + dire questi fratelli che chiedono con fede di essere liberati da ogni malattia della gola. Possano costoro renderti grazie nella santa Chiesa, sani e gioiosi, e lodino il tuo nome glorioso, che è benedetto nei secoli dei secoli dei secoli. Amen.
 
Benedizione della gola (forma individuale o collettiva)
 
Per intercessione di San Biagio, Vescovo e Martire, 
Dio ti (vi) liberi dal mal di gola e da ogni altro male. 
Nel nome del Padre e del Figlio + e dello Spirito Santo. 
Amen.