lunedì 24 settembre 2012

Canto mariano



DELL'AURORA TU SORGI PIU' BELLA




- Dell'aurora tu sorgi piu' bella,
coi tuoi raggi fai lieta la terra,
e fra gli astri che il cielo rinserra
non v'e' stella più bella di te.

Bella tu sei qual sole,
bianca piu' della luna,
e le stelle piu' belle,
non son belle al par di te. (2 volte)

- T'incoronano dodici stelle,
ai tuoi piedi hai l'ali del vento
e la luna si curva d'argento:
il tuo manto ha il colore del ciel.

- Gli occhi tuoi son piu' belli del mare,
la tua fronte ha il colore del giglio,
le tue gote baciate dal Figlio
son due rose e le labbra son fior.

giovedì 2 agosto 2012

Il musulmano convertito



Ilyas Khan, filantropo britannico, racconta pubblicamente la sua coraggiosa conversione dall'Islam al cattolicesimo.

di Salvatore Cernuzio

Sono tanti i musulmani che vorrebbero rinunciare alla propria fede e abbracciare il cristianesimo, ma la paura delle persecuzioni dei propri correligionari li spinge spesso a non aderirvi.
Tuttavia c’è chi ha avuto il coraggio di fare questa scelta, non solo nell’intimo del suo cuore ma raccontandola pubblicamente sul sito del National Catholic Register.
Si tratta di Ilyas Khan, filantropo britannico, nato da genitori musulmani, cresciuto in Gran Bretagna, banchiere di formazione, proprietario della squadra di calcio Accrington Stanley, nonché presidente della Leonard Cheshire Disability, la più grande organizzazione mondiale di aiuto alle persone disabili.
“Alla mia fede ha contribuito molto l’educazione avuta fino ai 4 anni” ha dichiarato Ilyas all’intervistatore che gli domandava cosa lo avesse portato alla fede. “Mia madre era molto malata – prosegue - così fu una mia nonna, profondamente cattolica, ad accudirmi nei primi anni; non potevo non considerarmi se non cristiano”.
Dai 4 anni fino ai 17 anni, però, Ilyas fu educato e cresciuto come musulmano. Racconta: “Intrapresi gli studi universitari, la Provvidenza Divina intervenne ancora e scelsi di andare a soggiornare presso la Netherhall House, uno studentato dell’Opus Dei”. 
Il tempo trascorso in quello studentato lo avvicinò alla spiritualità e alla fede cattolica. Lui stesso afferma in proposito: “Non posso dire di essere stato condotto alla fede inconsapevolmente, anzi fu proprio tra i 18 e 19 anni che scoprii personaggi come Hans Urs Von Balthasar, e consultai continuamente i testi presenti nella biblioteca dove cominciai a interessarmi di teologia, imbattendomi così in Sant’Agostino e Origene”.
Quelle letture provocarono nel giovane Ilyas un moto interiore che già allora lo spingevano ad uscire allo scoperto e gridare il proprio credo, ma la paura di arrecare un dolore profondo ai genitori, ancora in vita, soffocò tutto.
La svolta decisiva, ricorda Khan, fu un “maggior grado di consapevolezza di tutta la mia vita e delle mie basi morali". "Il desiderio di abbandonare l’Islam era profondo, ma è stata la spinta di Cristo che alla fine mi ha portato alla decisione” ha aggiunto.
Un contributo fondamentale arrivò, poi, dal “vivere quotidianamente la vita della Chiesa", durante il suo soggiorno in Asia, precisamente a Hong Kong all’età di venticinque anni. Proprio lì, la chiesa cinese di San Giuseppe “fu il luogo dove mi avvicinai al cattolicesimo tradizionale. Dai venticinque anni in poi non ho mai dubitato di essere cattolico”. 
Ma ci fu un momento in particolare che segnò indelebilmente la sua fede: una “visione” durante una visita nella Basilica di San Pietro. Ricorda: “Stavo camminando per la Basilica e mi ricordo di essermi letteralmente arrestato vedendo la Pietà di Michelangelo; mi sono giunte mille domande nel guardare quel volto della Madonna che guardava il suo Figlio. Ho detto tra me e me: ‘Questo è Dio; non può non essere Dio’. Per l’Islam dire che Dio si è fatto uomo è un’eresia; lì mi son caduti tutti i dubbi. La bellezza e l’atmosfera attorno a quello spettacolo hanno segnato il punto di svolta”.
Una grande testimonianza quella di Ilyas Khan che, se da un lato, è stata un incoraggiamento per tutti coloro che hanno ancora dubbi o paure sul proprio credo; dall’altro, ha provocato reazioni negative tradottesi in dirette minacce di odio e di morte.
Nonostante ciò, Ilyas non ha paura di manifestare la propria fede, né di gridarne pubblicamente la bellezza, tanto da essere considerato oggi in Gran Bretagna, “il più importante neoconvertito al cattolicesimo”.

Fonte:  Zénit  01 Agosto 2012



lunedì 23 luglio 2012

Maria di Magdala o la Maddalena

Santa Maria-Maddalena, LE TITIEN; 1560; olio 



Accanto alla Vergine Madre, Maria Maddalena fu tra le donne che collaborarono all’apostolato di Gesù (Lc 8, 2-3) e lo seguirono fino alla croce (Gv 19, 25) e al sepolcro (Mt 27, 61). Secondo la testimonianza dei vangeli, ebbe il privilegio della prima apparizione di Gesù risorto e dallo stesso Signore ricevette l’incarico dell’annunzio pasquale ai fratelli (Mt 28, 9-10); Gv 20, 11-18). La sua memoria è ricordata il 22 luglio nel martirologio di Beda e dai Siri, dai Bizantini e dai Copti.


 
“In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni” (Lc 8, 1-2).


Dice l’Evangelista Luca che da lei Gesù fece uscire sette demoni (cfr Lc 8,2), cioè la salvò da un totale asservimento al maligno. In che cosa consiste questa guarigione profonda che Dio opera mediante Gesù? Consiste in una pace vera, completa, frutto della riconciliazione della persona in se stessa e in tutte le sue relazioni: con Dio, con gli altri, con il mondo. In effetti, il maligno cerca sempre di rovinare l’opera di Dio, seminando divisione nel cuore umano, tra corpo e anima, tra l’uomo e Dio, nei rapporti interpersonali, sociali, internazionali, e anche tra l’uomo e il creato. Il maligno semina guerra; Dio crea pace. Anzi, come afferma san Paolo, Cristo «è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne» (Ef 2,14). Per compiere questa opera di riconciliazione radicale Gesù, il Pastore Buono, ha dovuto diventare Agnello, «l’Agnello di Dio … che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29).

Benedetto XVI (Angelus 22 Luglio 2012)

lunedì 9 luglio 2012

Prière pour les vacances

« Enfin les vacances, Seigneur !
Dieu sait combien je les ai attendues !
Je comptais les jours et les heures,
mon travail se faisait plus pesant
à mesure qu’elles approchaient.
Et dans la paix de ce pays,
dans la beauté de la nature,
dans l’inactivité de mes mains,
me voici tout bête, ne sachant que faire de ma toute neuve liberté.

Bénis, Seigneur, ce jour de vacances.
Bénis les jours qui s’ouvrent devant nous
et vont passer comme un éclair.
Jours de joie et de paix, jours de détente et d’amitié.

En savourant cette paix, en détendant mon corps et mon cœur,
si je te parlais, Seigneur.
Aux jours de travail,
je te demande et t’implore et pour celui-ci et pour cela,
presque toujours intéressé, dans le désir des solutions.
Si je te parlais aujourd’hui,
dans la montagne ou l’océan, dans la plaine ou la rivière,
dans le nuage et l’oiseau, dans le soleil ou l’étoile. »


sabato 7 luglio 2012


Le démon vaincu par l’humilité.

Le saint Curé d’Ars avait raison de dire que le Diable ne craint rien autant que l’humilité. C’est vrai, le Grand-Orgueilleux prend la fuite lorsqu’il rencontre  une âme vraiment humble et confiante en la bonté de Dieu. Voici une petite histoire qui illustre à merveille ce que nous venons de dire :
Au début du siècle passé, un curé avait reçu de son évêque le mandat d’exorciste. Le sacristain, homme pieux et zélé, aurait bien voulu assister à un exorcisme, mais le prêtre s’y était toujours opposé. Ce denier, qui finit par céder face à l’insistance du sacristain, lui fit ces recommandations : « L’exorcisme est une chose très sérieuse, mon ami. J’accepte que tu viennes avec moi, mais ne prends pas d’initiatives personnelles ; contente-toi d’imiter mon comportement et de répéter mes paroles et tout ira bien ».
Le jour venu, le sacristain, seau d’eau bénite en main, suivit le curé jusqu’au domicile du possédé. 
Dès les premières prières, le démon se manifesta par la bouche du possédé et chercha à entraîner le prêtre dans des pensées d’orgueil et lui dit avec ironie :
— Alors tu viens pour me chasser ? Crois-tu être un saint ? 
— Oh non, je ne suis pas un saint, répondit le prêtre, mais avec la grâce de Dieu j’espère le devenir le plus tôt possible !
Puis le démon lance au sacristain :
— Et toi, vieille crotte, avec ton eau bénite, qu’es-tu venu faire ici ?
— Oh non, je ne suis pas une vieille crotte, répondit le sacristain, mais avec la grâce de Dieu j’espère le devenir le plus tôt possible !
Aussitôt, le démon quitta le corps du possédé, vaincu par l’humilité du curé et par celle encore plus grande du sacristain !