giovedì 3 maggio 2018

Colonel Arnaud Beltrame




Le Colonel Arnaud Beltrame, un officier de grande valeur qui a voué sa vie aux autres et à sa Patrie. 



En Italie, peu ont salué son courage, mais la loge maçonnique d'Albenga n'a pas manqué de le faire...
Que son âme repose en paix et que Dieu veille sur sa famille


sabato 24 marzo 2018

Domenica delle Palme

Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele




 
Dai «Discorsi» di sant'Andrea di Creta, vescovo

(Disc. 9 sulle Palme; PG 97, 990-994)
 
Venite, e saliamo insieme sul monte degli Ulivi, e andiamo incontro a Cristo che oggi ritorna da Betània e si avvicina spontaneamente alla venerabile e beata passione, per compiere il mistero della nostra salvezza.
Viene di sua spontanea volontà verso Gerusalemme. È disceso dal cielo, per farci salire con sé lassù «al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare» (Ef 1, 21). Venne non per conquistare la gloria, non nello sfarzo e nella spettacolarità, «Non contenderà», dice, «né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce» (Mt 12, 19). Sarà mansueto e umile, ed entrerà con un vestito dimesso e in condizione di povertà.
Corriamo anche noi insieme a colui che si affretta verso la passione, e imitiamo coloro che gli andarono incontro. Non però per stendere davanti a lui lungo il suo cammino rami d'olivo o di palme, tappeti o altre cose del genere, ma come per stendere in umile prostrazione e in profonda adorazione dinanzi ai suoi piedi le nostre persone. Accogliamo così il Verbo di Dio che si avanza e riceviamo in noi stessi quel Dio che nessun luogo può contenere. Egli, che è la mansuetudine stessa, gode il venire a noi mansueto. Sale, per così dire, sopra il crepuscolo del nostro orgoglio, o meglio entra nell'ombra della nostra infinita bassezza, si fa nostro intimo, diventa uno di noi per sollevarci e ricondurci a sé.
Egli salì «verso oriente sopra i cieli dei cieli» (cfr. Sal 67, 34) cioè al culmine della gloria e del suo trionfo divino, come principio e anticipazione della nostra condizione futura. Tuttavia non abbandona il genere umano perché lo ama, perché vuole sublimare con sé la natura umana, innalzandola dalle bassezze della terra verso la gloria. Stendiamo, dunque, umilmente innanzi a Cristo noi stessi, piuttosto che le tuniche o i rami inanimati e le verdi fronde che rallegrano gli occhi solo per poche ore e sono destinate a perdere, con la linfa, anche il loro verde. Stendiamo noi stessi rivestiti della sua grazia, o meglio, di tutto lui stesso poiché quanti siamo stati battezzati in Cristo, ci siamo rivestiti di Cristo (cfr. Gal 3, 27) e prostriamoci ai suoi piedi come tuniche distese.
Per il peccato eravamo prima rossi come scarlatto, poi in virtù del lavacro battesimale della salvezza, siamo arrivati al candore della lana per poter offrire al vincitore della morte non più semplici rami di palma, ma trofei di vittoria. Agitando i rami spirituali dell'anima, anche noi ogni giorno, assieme ai fanciulli, acclamiamo santamente: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele».


 




martedì 19 dicembre 2017

NOVITA' dal 25/01/2018 in libreria

Riproduzione vietata Copyright SAN PAOLO (Italy)


SAN PAOLO - Pagine Aperte gennaio-febbraio 2018 p. 6.


Avvenire
17/03/2018 - Pagina A22



la recensione

Il Male esiste ma abbiamo già la vittoria in Cristo

MAURIZIO SCHOEPFLIN
 
Il diavolo esiste? Sì. Dobbiamo averne paura?

Soccomberemo dinanzi a lui? No.
In queste tre domande e risposte è condensato il messaggio contenuto nel breve volumetto La paura del diavolo dal Medioevo ai nostri giorni, scritto dal sacerdote svizzero Gilles Jeanguenin, prete della diocesi di Albenga-Imperia, dove esercita il ministero di esorcista.
L’esistenza del diavolo è fuori discussione: «Il Male non è un’astrazione - si legge al paragrafo 2851 del Catechismo della Chiesa Cattolica – indica invece una persona: Satana, il Maligno, l’angelo che si oppone a Dio». Il cristiano non può prendere alla leggera questa presenza, ma, nello stesso tempo, non deve farsi paralizzare da timore di essa. Scrive Jeanguenin: «La paura, come un segnale di allarme, attira l’attenzio! ne su un evento minaccioso. Avvertendo la presenza del pericolo, la paura si attiva e ci consente così di adottare misure idonee ad affrontare la situazione.
Senza la paura, non avremmo coscienza dei nostri limiti». Questo atteggiamento realista e prudente non deve scadere in ciò che l’autore definisce 'demonofobia', che, per molteplici e disparati motivi, sta riaffiorando nella cultura e nella società contemporanee. Non v’è dubbio che, a questo riguardo, in passato si siano verificate storture e deviazioni dalla retta dottrina: Jeanguenin si sofferma molto brevemente a ricordare epoche e momenti storici in cui il terrore di Satana raggiunse livelli estremi e connette tale fenomeno all’evoluzione dell’Occidente, caratterizzata dal ricorrente emergere di paure collegate con le condizioni economiche, politiche, sanitarie in cui hanno vissuto i popoli europei lungo i secoli. Dunque, la paura del diavolo è legittima,! sempre che non diventi ingiustificata: questa è la ragione p! er la qu ale è opportuno rispondere 'ni' alla domanda relativa al timore del demonio. «Il diavolo – spiega Jeanguenin – come potere ha solo quello che gli diamo noi. La Chiesa mette a nostra disposizione quello che ci occorre per resistergli e sconfiggerlo: la Parola di Dio, i Sacramenti e la forza della preghiera. Con armi potenti come queste, non possiamo che vincere la guerra contro il Male». In virtù della salvezza recata da Cristo, che lo ha definitivamente sconfitto, il diavolo ha le armi spuntate e i cristiani possiedono gli strumenti necessari per riportare la vittoria su di lui. Opportunamente l’autore conclude citando le parole di Benedetto XVI all’Angelus del 22 giugno 2008: «Il credente dunque non si spaventa dinanzi a nulla, perché sa di essere nelle mani di Dio, sa che il male e l’irrazionale non hanno l’ultima parola, ma unico Signore del mondo e della vita è Cristo, il Verbo di Dio incarnato, che ci ha amati sino a sacrificare se stesso, morendo sul! la croce per la nostra salvezza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gilles Jeanguenin
LA PAURA DEL DIAVOLO DAL MEDIOEVO AI NOSTRI GIORNI
San Paolo. Pagine 108. Euro 10


mercoledì 13 dicembre 2017

5 choses à savoir sur le diable pour ne plus en avoir peur

 



La peur du diable : pour ne plus trembler face au démon, Gilles Jeanguenin, Éditions Emmanuel, mai 2017, 12 euros.

Après la polémique suscitée autour des propos du supérieur général des jésuites, considérant Satan comme un "symbole", une mise au point s’impose. Le diable existe-t-il ? Quelle est la part de vérité dans l’arsenal des représentations terrifiantes issues du Moyen Âge qui hantent aujourd’hui encore l’imaginaire collectif ?

Le père Arturo Sosa a affirmé, dans une interview accordée le 31 mai au quotidien espagnol El Mundo, que Satan était « une figure symbolique » créée par les hommes. Le pape François au contraire soutient que le diable n’est pas une simple vue de l’esprit : « On a fait croire que le Diable est un mythe, une image, l’idée du mal. Mais le Diable existe et nous devons lutter contre lui. » Dans son récent ouvrage La peur du diable, pour ne plus trembler face au démon, le prêtre exorciste Gilles Jeanguenin décortique le syndrome de la peur du diable pour inviter le lecteur à un travail de discernement spirituel et à la confiance en Dieu.

1- Faut-il avoir peur du diable ?

Le diable existe réellement comme l’enseignent les Écritures : « Par la jalousie du diable, la mort est entrée dans le monde » (Sg 2, 24). Le Prince des ténèbres est présent dans le monde depuis sa rébellion contre Dieu, mais il n’a comme pouvoir que celui que nous lui donnons. La peur est l’émotion la plus forte et la plus ancienne que connaisse l’humanité. Elle sert de signal d’alarme dont la fonction est d’attirer l’attention sur la présence d’un danger. La peur, émotion saine au départ, devient malsaine lorsqu’elle fait l’objet d’une fixation durable (obsessions et phobies). Bien souvent le sentiment de culpabilité engendre l’angoisse et devient le terreau fertile où la peur du diable s’enracine et se développe. Pour l’auteur habitué à rencontrer des personnes obsédées par le mal, il est possible de guérir de ses peurs en restaurant la confiance, en nous, en autrui, en Dieu.

2- L’imaginaire démoniaque est en grande partie issue du Moyen Âge

La peur paralysante du diable remonte au Moyen Âge. Au cours des XIe et XIIe siècles, le démon quitte l’abstraction théologique pour se transformer en un monstre laid, grotesque et ridicule inondant l’iconographie et l’architecture chrétiennes dans le but d’imposer un certain ordre moral et la crainte de l’enfer. Les innombrables fléaux, s’abattant sur l’Europe du XIIIe au XVIIe, contribuent à créer une véritable psychose collective et à exacerber des superstitions profondément ancrées dans les esprits des fidèles tétanisés par l’angoisse eschatologique. En effet, en temps de guerres, de famines, de misères, les pauvres gens, réclamant des responsables, s’en prennent au diable et à tous ceux par qui ils pensent que le mal arrive : les femmes, les lépreux, les sorciers, les étrangers… Les bûchers et la « chasse aux sorcières » servent alors de pédagogie de masse pour renforcer la cohésion sociale. L’obsession fanatique du diable est entretenue par les clercs et les tribunaux laïques qui, en voulant ramener les égarés au sein de l’Église, ont fait, sans le savoir, le succès et la popularité du diable et, du même coup, ont accru l’angoisse chez les croyants.

3- Quels sont les pouvoirs réels du démon ?

Le grand vainqueur de la période sanglante des guerres de Religion est sans aucun doute Satan lui-même qui a vu avec délectation la haine des hommes travailler à son profit. Mais en réalité le Malin n’a que très peu de pouvoir : il se sert de la crédulité, du doute des croyants et des sceptiques qui le flattent par le témoignage d’un si vif intérêt. Le premier ressort dont il dispose est le pouvoir de fascination qu’il exerce sur les personnes désespérées. Aujourd’hui sur fond de crise d’identité religieuse, les médias surfent sur la fascination et l’engouement malsain pour le monde diabolique, ce qui ne fait qu’accroître les peurs. Autre ressort : la tentation ; la figure de Satan captive parce qu’elle incarne tout ce que l’homme rêve de posséder : pouvoir, gloire, jouissance, richesse, réussite matérielle… Le démon peut agir sur l’imagination ou sur les sens mais il n’a aucun pouvoir sur la liberté. Il peut influencer un raisonnement, ou affaiblir la volonté mais il lui est impossible de prendre le contrôle du cerveau ou de pénétrer l’intime des pensées.

4- Les antidotes contre la peur du diable

Dans son ouvrage, l’exorciste délivre des antidotes pour se libérer des peurs du diable : « C’est grâce au rire, à l’humour, à la dérision, mais surtout grâce à la confiance que nous parviendrons à apprivoiser nos peurs et à retrouver la joie du cœur et de l’esprit. […] Retrouver la confiance en soi, en l’autre, en Dieu, c’est le baume dont nous avons tous besoin, dont a besoin notre société pour repartir courageusement et regarder vers l’avenir avec plus de sérénité. » Rien de tel que l’humour pour « exorciser » les peurs, oublier les angoisses et se redonner du courage. Celui qui sourit de ses propres faiblesses reconnaît alors ses limites et se libère du poids de l’anxiété. Les démons ne s’en prennent qu’à ceux qui les craignent ; s’ils nous épouvantent c’est parce que nous leurs avons accordé trop d’importance. Pour ne pas avoir d’ennui avec les démons, il faut les mépriser, les ignorer.

5- « Quant à nous, nous aimons parce que Dieu lui-même nous a aimés le premier » (1 Jn 4, 19)

Mais en définitive, le seul et unique rempart contre le démon est Jésus-Christ. En revêtant notre humanité, le Verbe a fait Lui-même l’expérience de l’angoisse et de la tentation. Par amour, Jésus ne s’est pas soustrait à la peur et l’a éprouvée sous toutes ses formes : incompréhension, solitude, abandon, trahison, angoisse de la mort. En se rapprochant de Jésus, en le rencontrant intimement, il est possible de contrôler ses émotions et ses peurs, car la confiance que Dieu inspire permet de vaincre toute forme d’anxiété. La confiance découle de la certitude d’être aimé : « Il n’y a pas de crainte dans l’amour, l’amour parfait bannit la crainte ; car la crainte implique un châtiment, et celui qui reste dans la crainte n’a pas atteint la perfection de l’amour » (1 Jn 4, 18).


Pour en finir avec la peur irrationnelle du diable, nous pouvons lire ce beau poème de sainte Thérèse d’Avila et raffermir notre confiance en Dieu :
« Que rien ne te trouble,
Que rien ne t’épouvante,
tout passe,
Dieu ne change pas,
La patience obtient tout ;
Celui qui possède Dieu
Ne manque de rien :
Dieu seul suffit. »

Clotilde Rudent | 10 juillet 2017 pour Aleteia


mercoledì 1 novembre 2017

Preghiamo per i nostri defunti



PREGHIERA DI SANTA MACRINA
SUL LETTO DI MORTE

Santa Macrina, sorella maggiore di san Gregorio di
Nissa e di san Basilio Magno, muore nel 379.
Gregorio, nell’elogio funebre che pronunciò, riportò questa preghiera,
che ha raccolto dalle labbra della sorella nel momento in cui rendeva
la sua bella anima a Dio. 


«Tu, o Signore, hai cancellato per noi il timore della morte;

Tu hai fatto del termine di questa vita l’inizio della vera vita;

Tu per un breve tempo lasci riposare il nostro corpo nel

sonno e di nuovo lo desti al suono dell’ultima tromba;

Tu dai in deposito alla terra la nostra terra, che formasti con

le tue mani, e di nuovo ridesti quello che hai donato,

modificando con l’immortalità e la bellezza il nostro elemento

mortale e la nostra bruttura;

Tu ci hai liberato dalla maledizione e dal peccato; ti sei fatto

maledizione e peccato per noi;

Tu hai schiacciato la testa del serpente che aveva afferrato

l’uomo alla gola trascinandolo nell’abisso della disubbidienza;

Tu ci hai aperto la strada della resurrezione, spezzando le

porte dell’inferno, e hai ridotto all’impotenza colui che

aveva il potere della morte;

Tu hai dato a coloro che ti temono come segno il simbolo

della santa croce, perché fosse distruzione dell’Avversario

e sicurezza della nostra vita.

Dio eterno! a cui mi sono slanciata dal grembo di mia madre.

Tu che la mia anima ha amato con tutte le sue forze, a cui

ho consacrato la mia carne e la mia anima dalla mia

giovinezza fino ad ora; ponimi accanto l’angelo luminoso

che mi conduca per mano al luogo del refrigerio, là dove

c’è l’acqua del riposo nel seno dei santi Padri;

Tu che hai spezzato la fiamma della spada di fuoco e hai

restituito al Paradiso l’uomo che è stato crocifisso con te e

si è chinato alla tua misericordia, anche di me ricordati nel

tuo regno poiché anch’io sono stata crocifissa insieme con

te, ho inchiodato la mia carne per la paura dite e ho

temuto i tuoi giudizi.

Che l’abisso spaventoso non mi separi dai tuoi eletti; che

l’Invidioso non si opponga alla mia strada e che non si

scopra davanti ai tuoi occhi il mio peccato, se ho sbagliato

per la debolezza della mia natura e ho peccato in parola o

in opera o in pensiero.

Tu che hai il potere sulla terra di rimettere i peccati,

liberami, affinché io possa riprendere fiato, e sia trovata

davanti alla tua faccia, spogliatami del corpo mio, senza

macchia né ruga nella forma della mia anima, ma,

irreprensibile e immacolata la mia anima sia accolta

dalle tue mani, come l’incenso davanti al tuo volto».




---------------------
PG. XLVI, 984 D – Testo integrale in italiano: 
Gregorio di Nissa, La vita di santa Macrina, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo 1988.